Il titolo, rimandando a differenti significati, può disorientare e apparire poco adeguato alla fiabesca atmosfera delle opere in mostra.
La scelta, in realtà, deriva dal lungo percorso di ricerca dell’autore e ben lo rappresenta in questo scenario espositivo.

Borderline è qui inteso come la linea di demarcazione attraverso la quale qualità, emozioni e situazioni diverse confluiscono reciprocamente negli altrui domini. In questa accezione l’arte di Diatto, da sempre borderline tra cartoon e comics, introduce contenuti che si muovono al limite tra facili letture e dotte citazioni. Da un lato figure insistentemente familiari, affidabili e rassicuranti, come i boschi, le farfalle e le mani fertili. Dall’altro le suggestioni di Cartesio, di Hesse, di Proust… Il contenuto letterario diviene il fiocco che confeziona l’intero impianto creativo.

Un contesto nel quale i papercut, con il loro contrasto tra pieni e vuoti, contrapponendo il suono dei colori al silenzio del vuoto lasciato sulla carta, sono la quintessenza del significato di borderline.

Borderline è poi da intendersi come confine. In questa mostra, Italia e Cina si incontrano su un tema comune interpretato in maniera completamente diversa: da un lato la tradizione cinese della carta intagliata, dall’altro la visione neopop di un artista italiano che, involontariamente, riprende un’arte secolare adattandola e riproponendola con le proprie motivazioni.

Lo fa incidendo fogli unici di pregiate e spesse carte cotone, dipingendole in seguito con ragionato puntiglio, attento a un codice cromatico che ben rappresenta i colori vibranti delle sue emozioni. Una sinfonia di boschi, metafore dell’inconscio e del cammino che ogni uomo intraprende alla ricerca di se stesso; di farfalle, simbolo del mutamento, del divenire, del confine tra il prima e il dopo, tra l’effimero e l’eterno; di mani fertili, dedicate ai custodi di un sogno inseguito quotidianamente come terapia per i mali dell’anima.

 

Raffaella Gallo

 

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