Il coniglio è nel frigo

Claudio Diatto non farebbe (non avrebbe fatto) certo la felicità di Meucci.
Per vent'anni infatti, il nostro ha vissuto, e bene (ne siamo convinti), senza telefono. Questa situazione ha prodotto, giocoforza, il proliferare di bigliettini all'uscio della sua abitazione. Bigliettini che, maniacalmente conservati, hanno formato nell'arco di vent'anni una ricca, incredibile, biblioteca del tempo; bigliettini forse banali, spesso esilaranti, ma sempre - temporaneamente - importantissimi nel momento in cui venivano vergati - "spegni il boiler...", "ha telefonato il dentista...", "Ciao siamo arrivati tardi..." - ed attraverso i quali si coglie (si verifica ?) l'inarrestabile fluire degli eventi, dei fenomeni, delle esistenze, in una successione illimitata di istanti e situazioni. Un estratto di questa "biblioteca del quotidiano" viene ora presentata da Claudio Diatto, abbinata ai disegni tratti dagli studi per il ciclo pittorico "Arcipelago del tempo", in questo volume "Il coniglio è nel frigo" il cui titolo - né poteva essere diversamente - è dato dal testo di un bigliettino. Da sempre Diatto insegue la metafora del tempo nel suo operare artistico, ed attraverso i suoi "L'idea del tempo", "L'amico del tempo" o "La valle dei cucù" (disegni tratti dal ciclo "Arcipelago del tempo" e parte integrante del presente volume, ndr) sembra dirci che il linguaggio, come sistema arbitrario di simboli rende ragione in modo assai imperfetto della realtà.
Anzi, come sia proprio la natura metaforica del linguaggio a farci intendere che ogni sistema linguistico che si prefigga di spiegare la realtà sia, di per sé, difettoso e arbitrario. Ed ecco allora, paradossalmente, che il massimo della fugacità e dell'arbitrarietà - il bigliettino, il breve appunto, la nota, il frammento - diventano delle possibili chiavi di lettura (privilegiate ?) per interpretare la realtà, piccole (banali ?) memorie per sublimare le logiche (angoscianti) che dobbiamo attraversare.
Memoria dunque, non come mieloso ricordo del "come eravamo", ma memoria che presuppone non solo la riproduzione dell'esperienza passata - qui più che mai evidente nella proposizione/riproduzione dei bigliettini feticcio - ma anche il riconoscimento di quest'ultima in quanto passata e nel contempo come condizione essenziale della realizzazione dell'esistenza intesa come "progetto".
Ed è interessante che un artista come Diatto - ovvero un pittore, un operatore che come tale è volto a privilegiare la manipolazione delle immagini e dell'immaginario, dell'"imago mundis" - decida di affidare questa riflessione - attraverso la chiave del gioco e del "divertissement" - ad un libro celebrando borgesianamente, proprio ciò che è oggetto della sua riflessione; il libro,sosteneva infatti lo scrittore argentino, è "il più stupefacente degli strumenti dell'uomo" poichè non è come gli altri un estensore del suo corpo - il cannocchiale e il microscopio dell'occhio, l'aratro e la spada del braccio - ma è il prolungamento della sua memoria e della sua immaginazione.
Buona lettura con "Il coniglio è nel frigo", un libro di immagini e di memoria, di memoria delle immagini.


Carlo Turco, 1995

 

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