Poetica delle ombre

Il fascino delle ombre su Diatto viene da lontano, da quando, dagli anni ’80 in poi, ha percepito e assecondato l’esigenza naturale del simulare l’ombra sulla tela.

L’ombra degli esordi è un’ombra morbida, appena accennata, quasi suggerita. Sottolinea le forme e le stacca dal fondo, lasciandole sospese nello spazio. Con il passaggio al periodo più ingenuo, l’ombra diventa progressivamente più netta, geometrica, più ingenua lei stessa.

Negli ultimi dieci anni, la presa di coscienza di questo richiamo ha portato Diatto ad avvicinarsi alla lezione di Tom Wesselmann, agli studi di Roger W. Sperry e alle teorie di Betty Edwards, stimoli che lo hanno incoraggiato e sostenuto nella sua ricerca, spingendolo a valorizzare con le sue opere la capacità intuitiva di percezione del contrasto tra figura e ombra, tra pieno e vuoto.

Il ritaglio della forma pittorica è l’evoluzione naturale di questo percorso, la risposta alla necessità di portare la forma al di fuori della bidimensionalità della tela e di dare alla finzione pittorica una dignità legata alla realtà.

Con il ritaglio della forma inserito nello spazio Diatto crea un’ombra importante, netta, reale, che è non solo l’ombra dell’oggetto in sé, ma l’ombra del racconto: un’ombra che è un altro racconto.
In quest’ottica, l’ombra assume per Diatto più importanza dello stesso intaglio, che diviene in qualche modo funzionale all’ombra che proietta.

La valorizzazione dell’ombra risponde infine a un altro richiamo: la necessità di rappresentare i sogni che si rincorrono, le speranze che si coltivano.
C’è l’omino rosso che cattura la luna e le stelle, c’è il sognatore che ama la sua sirena. E c’è l’intaglio nel suo insieme, che ci permette di catturare l’ombra, per sua natura fugace, in modo che continui a esistere per lungo tempo, a evolvere e trasformarsi di fronte a noi, di fronte ai nostri occhi.


Raffaella Gallo, 2012

 

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