Nell’inedito ciclo Textus l’infinito e il bosco si incontrano e si compenetrano in un’unica opera. Da un lato, le trame delle fronde si specchiano nella spirale e nelle storie in essa contenute. Dall’altro, la spirale guarda al bosco e ne dipana il racconto. Natura e infinito si coniugano a definire la condizione dell’uomo, che sull’infinito si interroga e con la Natura si rapporta, si confronta e a volte, purtroppo, si scontra.

La coniugazione diviene discorso, conversazione: il bosco, puro segno grafico con un sentore di espressionismo astratto, dialoga con la spirale bianca, che ospita il vocabolario di forme caratteristico dell’artista. Un vocabolario sviluppatosi nel tempo, che - citando Mirò - è maturato lentamente, formandosi quasi suo malgrado. Insieme, bosco e spirale raccontano le percezioni dell’uomo nel bosco, che Ŕ luogo reale e metaforico al tempo stesso, simbolo di quei tortuosi percorsi che nella vita fanno perdere, ma anche ritrovare se stessi.

Questi frammenti monocromatici sono la trasposizione dell’idea stessa di Natura. Con essi l’artista si sente bosco, così come Atteone, che nel bosco percepisce per la prima volta il senso di infinito e, nel momento stesso in cui si sente Natura, scompare, si annulla.

 

 

Il ciclo delle spirali, montate su un rettangolo aureo, rappresenta l’occhio, la visuale dell’artista che, partendo da lontano, si avvicina progressivamente, svelando prospettive diverse di uno stesso soggetto. La dinamica dell’inquadratura, che passa dall’insieme al dettaglio, dice dello scorrere inesorabile del tempo, è racconto, scrittura dell’esistenza delle persone.

Mai come in questi nuovi cicli parola scritta, parlata e dipinta si interconnettono in maniera libera, in un discorso informale, che si richiama, fra gli altri, a Kelly e ai frammenti di Wesselmann.

Forma e colore sono collegabili alla parola, "scanditi come tessere ri/componibili in infiniti testi". Al pittore potrebbe bastarne una sola, un solo colore, eventualmente declinato in diversi toni, che racconti di sensazioni, di percezioni, di odori. Accade quando il blu diviene respiro del mare, il bianco parla di una purezza antica, che profuma di neve, mentre il rosso Ŕ passione, ardore, calore. I monocromi dialogano in mostra con le coloratissime spirali, impegnate a garantire il delicato equilibrio tra primari, secondari e terziari. Un equilibrio che Ŕ un’infilata di note dai toni squillanti, che compongono la melodia dell’umana esistenza. La semplicità dialoga, insomma, con la moltitudine. Così come per uno scrittore racconto breve e romanzo, semplicitÓ e moltitudine sono qui due facce di una stessa medaglia espressiva.

Il complesso delle opere in mostra dice infine di quanto la tecnica di Diatto non si racconti da sola, con un pezzo singolo: ogni pezzo Ŕ un frammento di un pensiero, è un testo in divenire, è un racconto mai concluso. Ogni pezzo porta in sé un frammento di infinito.


Raffaella Gallo, agosto 2013

 

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