La Cenerentola
Tutto
in Cenerentola lascia presagire il lieto fine.
Basti pensare ai personaggi: buffi, divertenti, stravaganti.
E poi la fiaba stessa che, come nella migliore delle tradizioni,
deve concludersi con il canonico “e vissero felici e
contenti”.
Diatto ha letto immediatamente questo tono scherzoso nell’Opera
e ci è andato a nozze, farcendo le scene principali
con una macchina teatrale a forma di torta alla frutta.
Una succulenta torta a piani, guarnita di crema e fragole,
fornita di oblò da cui possono spuntare i personaggi,
che ruota su sè stessa come una giostra; in cielo l’artista
ha posto una luna bianca, vicina e accessibile.
Emanano lo spirito burlesco dell’Opera anche i vari
personaggi.
Don Magnifico è un vecchio trombone, interessato soltanto
al proprio patrimonio, l’autore lo ritrae nella ridicola
veste da notte, panciuto e stupito. Altrettanto esilaranti sono le due sorelle Tisbe e Clorinda,
bisbetiche imbellettate, antipatiche per definizione.
Cenerentola è la perfetta incarnazione del mito che
tutti ci accompagna dall’infanzia, complice anche il
fatto di essere cresciuti nell’era del cartone animato. Sgualcita e dimessa, brandente una scopa, è la figlia
maltrattata da un padre distratto e da sorelle perfide.
Splendente, dopo l’intervento di Alidoro, è la
bella fanciulla pronta per l’incontro con il suo principe.
Alidoro ricorda un poco Mago Merlino: buono, saggio, equo.
Dandini invece è l’inganno, la beffa, ma all’interno
dell’intera vicenda il suo ruolo è innocuo, anzi
è determinante per il successo dell’unione tra
il Principe Ramiro e Cenerentola.
Lavorando a quest’Opera l’artista si è
particolarmente divertito: lo si nota immediatamente dall’ironia
con cui ha abbigliato i protagonisti creando gli strani cappelli
per le sorellastre, lo spiritoso berretto da notte per Don
Magnifico, le giacche variopinte da cicisbeo per Dandini e
Ramiro.
La fiaba di Cenerentola con Diatto si è colorata di
humour.
Alessandra
Abbona, 1997
|