La Carriera di un libertino
E’
strano il percorso di quest’Opera, poichè si
tratta di un lavoro che nasce dall’arte figurativa.
Più precisamente dalle tavole di William Hogart, pittore
inglese che visse e dipinse nel XVIII secolo e che rappresentò
la vita del suo tempo in una serie di scene successive.
E fu forse questa peculiarità che attirò Stravinskij,
il quale lesse nelle rappresentazioni hogartiane di vita quotidiana,
una successione di scene d’opera. Ora, con l’interpretazione di Diatto, “La Carriera
di un libertino” torna alle origini,alla sua antica
provenienza, passando dalla musica alla pittura. E se Stravinskij trasse ispirazione dalle esplicite tavole
dell’artista inglese dando ai vari personaggi - tramite
l’intervento di W.H. Auden - una nuova valenza, in qualche
modo il pittore vi vede oggi propri riferimenti e proprie
categorie.
Nelle tre scene principali compaiono due dei simboli ricorrenti
nell’opera di Diatto: il bosco e la nave, tutto attorno
vi ruotano i protagonisti, strabilianti figure in balìa
dei mali del mondo.
Il fulcro della scena, comunque sia, è però
sempre il battello a vapore che si apre, si trasforma e muta
a seconda dei vari momenti chiave dell’opera.
Sarà a sua volta la casa del “libertino”,
il bordello di mamma Goose e infine il manicomio, ultima dimora
di Rakewell.
Rosso e rosa, giallo e blu, viola e arancio, Diatto non indulge
in sfumature.
In questo modo l’occhio non può fare a meno di
essere catturato dall’abile gioco dell’artista,
tra carta e colore, tra spessori ricercati che creano ombre
e volumi. Frutto di uno studio rigoroso, che proprio per la sua precisione
genera figure lievi, pulite, dalle proporzioni perfette, sono
i protagonisti de “La Carriera di un libertino”.
Un Rakewell vanesio ed impettito, una Baba grottesca dalle
forme giunoniche che contrastano con la sua barba, ed ancora
i due matti che sono forse le creature predilette dall’autore.
Docili omini bianchi che alzano lo sguardo verso le stelle,
ormai beatamente distaccati dalla frenesia, dall’ingordigia
e dalla corruzione del mondo che li circonda.
Alessandra
Abbona, 1997
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