La Traviata
Il
bosco è, ne La Traviata, il centro di ogni azione.
Muta colore a seconda delle stagioni, ospita diverse scene,
ma rimane fedele a sè stesso.
Diatto ha certamente immaginato un bosco parigino dove, nella
prima scena, viene rappresentata la gioia che anima la vita
spensierata di Violetta Valery, le chiome rosse degli alberi in estate e le quinte
gialle circondano il salotto dove si brinda e si festeggia,
incuranti delle preoccupazioni.
La seconda scena si svolge in una notte di gennaio dove il
bosco è giallo ed il cielo blu. è la casa di
campagna in cui la Dama si esilia.
Infine l’ultima scena vede il bosco innevato, nel mese
di febbraio: é la stanza parigina di Violetta, dove
la malattia la consumerà fino alla morte.
Anche in quest’opera tornano le costanti della simbologia
dell’autore.
C’è infatti la torre con l’orologio, pietra
portante della metafora del tempo che il pittore sta affrontando
in questi anni.
Spuntano ovunque i fiori giganti, che qui sono camelie e fa
capolino anche una luna di carta, legata ad un filo che la
collega alla terra.
La tragedia di Violetta, che sceglie di privarsi dell’amore
per amore, viene affrontata da Diatto con innata leggerezza.
E’ fiabesca e ammaliante la Signora delle Camelie, abbigliata
in bianco come una sposa, così virginale nonostante
tutto, malgrado la sua storia ed il suo passato.
Lei, spumeggiante nel suo abito di carta, tiene per un lungo
filo la luna come fosse un palloncino.
Attorno gli uomini non sono che comprimari, persino incapaci
dei grandi ed appassionati gesti che Violetta compie per amore
giungendo al sacrificio finale. Il bosco è infine anche un rifugio per la Dama, luogo
dove può estraniarsi dalle ipocrisie che hanno segnato
la sua esistenza cittadina.
Dove può essere finalmente soltanto una donna innamorata.
Alessandra
Abbona, 1997
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